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Tips and tricks – autolivellante cementizio (VIII parte) LA SCELTA

LA SCELTA

Esistono 6 versioni dell’autolivellante cementizio PAVIMIX FF:

PAVIMIX FF50 – PAVIMIX FF100 – PAVIMIX FF200 – PAVIMIX FF300 – PAVIMIX FF SKIN – PAVIMIX SCM

Il PAVIMIX FF50 è un autolivellante minerale basso dosato in polimero, non colorato. È ideale per realizzare sia un sottofondo a bassissimo spessore, sia una finitura color cemento. Presenta una media adesione ed una prestazione su lesioni bassa.

Il PAVIMIX FF100 è un autolivellante minerale basso dosato in polimero, colorato. È ideale per realizzare finiture a bassissimo spessore ed è ideale su fondo a traffico medio-alto. È anche il prodotto ideale per la realizzazione di oggetti in cemento. Presenta una media adesione e ha bisogno di un massetto esente da lesioni ed in perfetto stato.

Il PAVIMIX FF200 è un autolivellante minerale alto dosato in polimero, colorato. È il prodotto ideale nel 80% delle applicazioni in quanto presenta una facilità di posa maggiore e una resistenza meccanica importante. Ha anche un buon comportamento sulle micro-lesioni resistendo anche in casi dove il movimento è significativo. Ideale per realizzare finiture a bassissimo, basso e medio spessore con traffico alto. Presenta un’ottima adesione anche su fondi tipo cotto, betonelle e, se opportunamente trattate, anche clinker, grès etc.

Il PAVIMIX FF300 è un autolivellante ad altissimo dosaggio di polimero, colorato. È il prodotto ideale nelle applicazioni estreme: fondi con lesioni ben visibili, ceramiche, carichi importanti, vibrazioni etc.

Il PAVIMIX SKIN è un autolivellante finissimo per applicazioni fino ad 1 mm, ad alte prestazioni a media difficoltà nella posa.

Il PAVIMIX SCM (self compacting mortar) è una malta autocompattante autolivellante utilizzata principalmente per realizzare manufatti ed arredi. Presenta una grana fino a 2 mm e una buona scorrevolezza.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (I parte) PAVIMIX FF.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (II parte) IL FONDO.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (III parte) LA MISCELAZIONE.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (IV parte) LA STESURA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (V parte) LA PROTEZIONE.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VI parte) IL CLIMA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VII parte) LE FINITURE SUPERFICIALI.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VIII parte) LA SCELTA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (IX parte) LA GIUSTA ALTERNATIVA.

 

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Tips and tricks – autolivellante cementizio (VII parte) LE FINITURE SUPERFICIALI

LE FINITURE SUPERFICIALI

La gamma di autolivellanti cementizi PAVIMIX FF ha la caratteristica di essere compatibile con tutti i trattamenti superficiali standard. In ordine

1) uniformazione/opacizzazione: con un detergente acido tipo PIETRA LIQUIDA CARE si può sia uniformare che opacizzare la finitura. Tra l’altro ha anche una funzione di decapante: eliminando l’idrossido di calcio di provenienza dal cemento, libera eventuali micropori fornendo un buon supporto ad eventuali resine.

2) acidificazione: attraverso colore ed acidi leggeri, l’autolivellante viene leggermente corrosa ed impregnata in modo disomogeneo creando un effetto nuvolato molto spinto.

3) tamponatura base acetone: a differenza del precedente processo, questo non è corrosivo. L’acetone fornisce soltanto un veicolo ideale per la migrazione di un colore nella malta autolivellante; questo permette di creare dei tono-su-tono molto efficaci.

4) trattamento con resine a solvente: abbiamo 3 tipologie di resine: acriliche, epossidiche, poliuretaniche. Le resine acriliche per autolivellante cementizio a loro volta sono disponibili a base acqua oppure solvente, in versione lucida od opaca in entrambi i casi. Come regola generale, le resine a base solvente sono più adatte in quanto sono soluzioni che penetrano molto bene nel supporto e si legano dentro il primo strato di materiale con la struttura dell’autolivellante PAVIMIX FF. I prodotti a base acqua invece sono delle emulsioni dove il componente resina si trova in sospensione. Data la leggera idrorepellenza dell’autolivellante, non penetrano nella struttura e quindi hanno soltanto un’adesione meccanica superficiale. In linea generale le prestazioni (ed il costo) aumentano secondo la progressione acrilico, epossidico, poliuretano.

Dalla nostra esperienza nel campo degli autolivellanti cementizi, l’applicazione della resina deve avvenire con un rullo a pelo raso di buona qualità. Se il rullo è nuovo, conviene lasciarlo immerso nel prodotto per un’ora, specie nei prodotti a solvente. L’applicazione poi deve avvenire come con le normali pitture.

Se si vogliono ottenere superfici satinate estremamente lisce, abbiamo sperimentato che se si lucida con una spugna abrasiva (tipo cartongesso con una grana mille) una finitura a solvente lucida il giorno dopo la sua applicazione, si perde quella patina lucida ottenendo così una superficie satinata esteticamente molto gradevole. La lucidatura con la stessa attrezzatura può essere effettuata anche sull’autolivellante PAVIMIX FF direttamente.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (I parte) PAVIMIX FF.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (II parte) IL FONDO.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (III parte) LA MISCELAZIONE.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (IV parte) LA STESURA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (V parte) LA PROTEZIONE.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VI parte) IL CLIMA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VII parte) LE FINITURE SUPERFICIALI.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VIII parte) LA SCELTA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (IX parte) LA GIUSTA ALTERNATIVA.

 

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Tips and tricks – autolivellante cementizio (II parte) Il FONDO

IL FONDO

Sul fondo bisogna passare un primer (tipo EMULSIONMIX), possibilmente puro. Lo scopo non è quello di fare da ponte di adesione, ma di impedire al fondo di assorbire l’acqua dell’autolivellante cementizio. Per questo è fondamentale programmare il ciclo di posa anche in funzione delle temperature. Come regola generale possiamo considerare: a temperature superiori ai 20°C, devono passare almeno 10 ore prima di applicare l’autolivellante; cioè se passo il primer la mattina, posso applicare la malta autolivellante la sera. A temperature inferiori, conviene far passare 24 ore prima di applicare la malta autolivellante. È importante che il primer abbia completato almeno al 70% la polimerizzazione, diversamente rischia di “ridisciogliersi” al contatto prolungato con l’acqua contenuta all’interno della malta autolivellante.

Nel caso di errori o mancanza di primer, i difetti saranno: eccessiva velocità di asciugatura, oppure tanti piccoli fori causati dalla fuoriuscita dell’aria dal fondo (se entra l’acqua esce l’aria).

Tips and tricks – autolivellante cementizio (I parte) PAVIMIX FF.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (II parte) IL FONDO.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (III parte) LA MISCELAZIONE.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (IV parte) LA STESURA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (V parte) LA PROTEZIONE.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VI parte) IL CLIMA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VII parte) LE FINITURE SUPERFICIALI.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VIII parte) LA SCELTA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (IX parte) LA GIUSTA ALTERNATIVA.

 

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Il cerchio si chiude – Una nuova rivoluzione

Se il lancio della famiglia PAVIMIX FF poteva sembrare una rivoluzione in realtà è stato solo il primo assaggio di un progetto molto più ambizioso e rivoluzionario. Il primo tassello di una famiglia prodotti  che è destinata a cambiare il concetto stesso di finiture cementizie.

Dopo il lancio della famiglia di finiture PAVIMIX FF l’ecosistema di finiture cementizie ad alte prestazioni si chiude. Nei prossimi giorni dedicheremo dei post ai singoli prodotti. A febbraio, sciopero trasportatori permettendo, inizieranno le forniture in massa di tutti i prodotti

L’elenco

PIETRA LIQUIDA Nuova resina liquida polivalente da usare in sostituzione dell’acqua in tutti i prodotti per finitura su cui si vuole incrementare la resistenza all’abrasione, l’adesione, l’elasticità.

Finiture autolivellanti monocomponenti per pavimentazioni a basso spessore
Pavimix FF 50 (prodotto ad adesione normale, rigido, a superficie molto compatta)
Pavimix FF100 (prodotto ad adesione normale, rigido, a superficie molto compatta con un buon controllo colore)
Pavimix FF200 (prodotto ad elevata adesione, resistente all’abrasione ma semirigido, con un ottimo controllo colore)
Pavimix FF300 (prodotto ad elevata adesione, resistente all’abrasione ma semirigido, con un ottimo controllo colore)

Finiture da applicare tipo stucco colorato ad alte resistenze
Nanostucco 100 (finitura spatolata per pareti, pavimenti ed arredi, molto materica, a normale adesione e media elasticità)
Nanostucco 200 (finitura spatolata per pareti, pavimenti ed arredi, molto materica a buona adesione e buona elasticità)
Il prodotto può essere applicato anche a pavimento e come finitura per arredo se in sostituzione dell’acqua si usa la resina pietra liquida.

Nanostucco GP 100 stessa applicazione ma base gesso (da non usare a pavimento).

PAVIMIX 200 SKIN finitura autolivellante ultrafine per superfici molto lisce per spessori massimi di 1,5 mm.

 

La storia di un sacchetto

In questi giorni stiamo sviluppando una nuova versione di PAVIMIX molto più prestante. Nel cercare di calcolare anche il costo formula mi sono reso conto del perché per un piccolo produttore scollegato da un Network sia impossibile da gestire la produzione. Non potendo scrivere la formula chiamerò i componenti con le lettere dell’alfabeto. Ecco la formula accorpata per stati di provenienza; la maggior parte di questi prodotti hanno un dosaggio compreso tra 50 e 200 grammi. In questo prodotto il compound chimico è abbondante. Circa il 10% della miscela. Per gestire questo compound bisogna avere rapporti commerciali con 9 stati in valute diverse. Spesso l’ordine minino varia da 1.000 kg a 300.000 kg. di prodotti a loro volta molto costosi. Alcuni di questi componenti non possono essere usati da soli bensì richiedono che vi siano trattamenti o di micronizzazione o di trattamento superficiale oppure premiscelazioni tra di loro. Un’attività che comporta immobilizzazioni di capitali e costi di ricerca e sviluppo inaffrontabili per un piccolo produttore.

A – CEMENTO (provenienza locale)

B – AGGREGATI (provenienza locale)

C – CHIMICA (provenienza Stati Uniti)

D – CHIMICA (provenienza Germania)

E – CHIMICA (provenienza Regno Unito)

F – CHIMICA (provenienza Cina)

G – CHIMICA (provenienza Cina)

H – CHIMICA (provenienza Svizzera)

I – CHIMICA (provenienza Svizzera)

L – CHIMICA (provenienza Svizzera)

M – CHIMICA (provenienza Messico)

N- CHIMICA (provenienza Olanda)

O – CHIMICA (provenienza Italia)

P – CHIMICA (provenienza Italia)

Q – CHIMICA (provenienza Giappone)

R – CHIMICA (provenienza Giappone)

S – CHIMICA (provenienza Giappone)

T – CHIMICA (provenienza Spagno)

U – COLORE (provenienza Cina)