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Tips and tricks – autolivellante cementizio (IX parte) LA GIUSTA ALTERNATIVA

LA GIUSTA ALTERNATIVA

Cosa distingue la gamma di autolivellanti di PAVIMIX FF dagli autolivellanti concorrenti sul mercato.

1) il sistema Personal Factory permette rispetto agli altri autolivellanti cementizi sul mercato di avere una scelta incredibilmente ampia di combinazioni, migliaia di volte maggiore rispetto a tutti i concorrenti, di colori e combinazioni di prestazioni e modalità applicative. Di fatto il cliente può scegliere infinite colorazioni, può scegliere il prodotto su misura a seconda delle condizioni climatiche e delle prestazioni volute.

2) è un sistema minerale, a differenza dei prodotti in resina, l’autolivellante cementizio PAVIMIX FF ha un comportamento perfettamente compatibile con gli altri materiali da costruzione, a cui bisogna aggiungere, a differenza delle resine, un aspetto e una consistenza materica.

3) a differenza delle resine, l’autolivellante cementizio PAVIMIX FF presenta una facilità di posa molto più elevata. Il prodotto è fluido, stabile e molto meno dipendente dalle condizioni del fondo. L’autolivellante cementizio PAVIMIX FF presenta inoltre una maggiore tolleranza sulle variazioni di spessore: abbiamo visto applicazioni estreme anche di 15 mm dove un’attenta posa non ha portato problemi.

4) un costo molto più contenuto. La base cementizia è molto più economica rispetto alla polimerica questo permette di avere un prodotto autolivellante molto più amplio.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (I parte) PAVIMIX FF.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (II parte) IL FONDO.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (III parte) LA MISCELAZIONE.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (IV parte) LA STESURA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (V parte) LA PROTEZIONE.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VI parte) IL CLIMA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VII parte) LE FINITURE SUPERFICIALI.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VIII parte) LA SCELTA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (IX parte) LA GIUSTA ALTERNATIVA.

 

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Tips and tricks – autolivellante cementizio (VIII parte) LA SCELTA

LA SCELTA

Esistono 6 versioni dell’autolivellante cementizio PAVIMIX FF:

PAVIMIX FF50 – PAVIMIX FF100 – PAVIMIX FF200 – PAVIMIX FF300 – PAVIMIX FF SKIN – PAVIMIX SCM

Il PAVIMIX FF50 è un autolivellante minerale basso dosato in polimero, non colorato. È ideale per realizzare sia un sottofondo a bassissimo spessore, sia una finitura color cemento. Presenta una media adesione ed una prestazione su lesioni bassa.

Il PAVIMIX FF100 è un autolivellante minerale basso dosato in polimero, colorato. È ideale per realizzare finiture a bassissimo spessore ed è ideale su fondo a traffico medio-alto. È anche il prodotto ideale per la realizzazione di oggetti in cemento. Presenta una media adesione e ha bisogno di un massetto esente da lesioni ed in perfetto stato.

Il PAVIMIX FF200 è un autolivellante minerale alto dosato in polimero, colorato. È il prodotto ideale nel 80% delle applicazioni in quanto presenta una facilità di posa maggiore e una resistenza meccanica importante. Ha anche un buon comportamento sulle micro-lesioni resistendo anche in casi dove il movimento è significativo. Ideale per realizzare finiture a bassissimo, basso e medio spessore con traffico alto. Presenta un’ottima adesione anche su fondi tipo cotto, betonelle e, se opportunamente trattate, anche clinker, grès etc.

Il PAVIMIX FF300 è un autolivellante ad altissimo dosaggio di polimero, colorato. È il prodotto ideale nelle applicazioni estreme: fondi con lesioni ben visibili, ceramiche, carichi importanti, vibrazioni etc.

Il PAVIMIX SKIN è un autolivellante finissimo per applicazioni fino ad 1 mm, ad alte prestazioni a media difficoltà nella posa.

Il PAVIMIX SCM (self compacting mortar) è una malta autocompattante autolivellante utilizzata principalmente per realizzare manufatti ed arredi. Presenta una grana fino a 2 mm e una buona scorrevolezza.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (I parte) PAVIMIX FF.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (II parte) IL FONDO.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (III parte) LA MISCELAZIONE.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (IV parte) LA STESURA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (V parte) LA PROTEZIONE.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VI parte) IL CLIMA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VII parte) LE FINITURE SUPERFICIALI.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VIII parte) LA SCELTA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (IX parte) LA GIUSTA ALTERNATIVA.

 

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Tips and tricks – autolivellante cementizio (VII parte) LE FINITURE SUPERFICIALI

LE FINITURE SUPERFICIALI

La gamma di autolivellanti cementizi PAVIMIX FF ha la caratteristica di essere compatibile con tutti i trattamenti superficiali standard. In ordine

1) uniformazione/opacizzazione: con un detergente acido tipo PIETRA LIQUIDA CARE si può sia uniformare che opacizzare la finitura. Tra l’altro ha anche una funzione di decapante: eliminando l’idrossido di calcio di provenienza dal cemento, libera eventuali micropori fornendo un buon supporto ad eventuali resine.

2) acidificazione: attraverso colore ed acidi leggeri, l’autolivellante viene leggermente corrosa ed impregnata in modo disomogeneo creando un effetto nuvolato molto spinto.

3) tamponatura base acetone: a differenza del precedente processo, questo non è corrosivo. L’acetone fornisce soltanto un veicolo ideale per la migrazione di un colore nella malta autolivellante; questo permette di creare dei tono-su-tono molto efficaci.

4) trattamento con resine a solvente: abbiamo 3 tipologie di resine: acriliche, epossidiche, poliuretaniche. Le resine acriliche per autolivellante cementizio a loro volta sono disponibili a base acqua oppure solvente, in versione lucida od opaca in entrambi i casi. Come regola generale, le resine a base solvente sono più adatte in quanto sono soluzioni che penetrano molto bene nel supporto e si legano dentro il primo strato di materiale con la struttura dell’autolivellante PAVIMIX FF. I prodotti a base acqua invece sono delle emulsioni dove il componente resina si trova in sospensione. Data la leggera idrorepellenza dell’autolivellante, non penetrano nella struttura e quindi hanno soltanto un’adesione meccanica superficiale. In linea generale le prestazioni (ed il costo) aumentano secondo la progressione acrilico, epossidico, poliuretano.

Dalla nostra esperienza nel campo degli autolivellanti cementizi, l’applicazione della resina deve avvenire con un rullo a pelo raso di buona qualità. Se il rullo è nuovo, conviene lasciarlo immerso nel prodotto per un’ora, specie nei prodotti a solvente. L’applicazione poi deve avvenire come con le normali pitture.

Se si vogliono ottenere superfici satinate estremamente lisce, abbiamo sperimentato che se si lucida con una spugna abrasiva (tipo cartongesso con una grana mille) una finitura a solvente lucida il giorno dopo la sua applicazione, si perde quella patina lucida ottenendo così una superficie satinata esteticamente molto gradevole. La lucidatura con la stessa attrezzatura può essere effettuata anche sull’autolivellante PAVIMIX FF direttamente.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (I parte) PAVIMIX FF.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (II parte) IL FONDO.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (III parte) LA MISCELAZIONE.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (IV parte) LA STESURA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (V parte) LA PROTEZIONE.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VI parte) IL CLIMA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VII parte) LE FINITURE SUPERFICIALI.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VIII parte) LA SCELTA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (IX parte) LA GIUSTA ALTERNATIVA.

 

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Tips and tricks – autolivellante cementizio (VI parte) IL CLIMA

IL CLIMA

Il clima merita un post a parte in quanto l’estremo lavoro di controllo del calore di idratazione fatto con l’autolivellante cementizio PAVIMIX FF. In funzione delle temperature abbiamo sviluppato 3 diverse versioni, una rapida dai 5 ai 10 gradi, una normale fino a 20/22 gradi ed una lenta fino a 30 gradi. Naturalmente tali confini non sono da considerarsi assoluti ma possono essere regolati con la manualità dell’operatore.

TEMPERATURE CALDE

Se si lavora sotto il sole, bisogna considerare un incremento della temperatura di almeno 4/5 gradi, evitando naturalmente le ore più calde durante i giorni estivi. Questo perché alte temperature associate all’irraggiamento diretto possono far evaporare l’acqua dallo strato superficiale mentre lo strato inferiore sarà ancora bagnato e quindi più freddo: avremmo quindi uno strato di materiale autolivellante duro su uno strato di autolivellante morbido (specie se il materiale è lento) ,con possibili problemi di ritiro.

L’uso di acqua molto fredda abbinata a una miscelazione breve ed a lenti giri, permette di rallentare il processo e di ottenere anche 3 o 4 gradi di tolleranza. In zone estremamente calde, specie negli Stati Uniti, alcuni posatori hanno avuto l’idea di aggiungere un poco di ghiaccio secco durante la miscelazione: questo fa restare fluida molto più a lungo la malta autolivellante. Nel momento in cui si passa l’autolivellante cementizio nel setaccio, si asportano i pezzi di ghiaccio secco e quindi si ha una lavorazione a temperature normali. NON USARE MAI GHIACCIO NORMALE; questo perché il ghiaccio normale, una volta che si scioglie, aggiunge acqua alla miscela aumentandone la diluizione dell’autolivellante, mentre il ghiaccio secco, essendo CO2, passa allo stato gassoso. Date le bassissime temperature del ghiaccio secco (inferiori a -72C°), tale procedura è da usare soltanto in casi in cui le temperature sono estremamente calde e comunque superiori ai 35° C, e solo se si ha già una notevole padronanza dell’applicazione della malta cementizia autolivellante PAVIMIX FF, date le maggiori difficoltà di posa. Altra tecnica impegnativa e quindi da maneggiare con estrema cura è quella di aggiungere del succo di limone all’acqua prima di cominciare ad impastare la malta autolivellante. L’acido citrico è un ritardante ottimo ed estremamente potente, ma dato che rischia di abbattere completamente l’attività del cemento, è una tecnica complessa ed delicatissima da usare soltanto se si ha maturato sufficiente esperienze effettuando delle lavorazioni in proprio.

TEMPERATURE FREDDE

Altra difficoltà nasce dalla ricerca dell’ottimo compromesso tra tempo di lavorazione, superficie liscia ed indurimento.

La regola è: più veloce è il tempo di presa e di indurimento più liscia sarà la superficie. Più lento è questo tempo meno liscia al tatto sarà la superficie. Le armi che il posatore ha per regolarsi i tempi come meglio crede sono: tecniche di miscelazione e riposo nel secchio.

caso 1) Posso ad esempio scegliere di avere un tempo lungo perché ho previsto di far riposare molto a lungo il mio materiale autolivellante, e posso quindi usare un PAVIMIX FF LENTO). Il problema che può nascere è se esagero; ad esempio ci sono 8 gradi e scelgo PAVIMIX FF LENTO: rischio di non riuscire a far partire mai l’indurimento del materiale anche miscelando molto a lungo.

oppure

caso 2) Posso usare le versioni un poco più rapide permette di avere una superficie più compatta e senza efflorescenze. Se invece la temperatura è estremamente fredda, sotto i 5/6 gradi e specie nelle colorazioni in tonalità forti (rosso, bruno, nero) il fenomeno si manifesta in aloni più chiari.

Tali aloni possono essere ridotti usando un detergente acido PIETRA LIQUIDA CARE sulla superficie realizzata con l’autolivellante cementizio. Quando si parla di basse temperature bisogna sempre considerare non soltanto le condizioni di posa ma anche quelle delle 24 ore successive. Specie se si fa un lavoro con temperature fredde in serata, bisogna considerare che la notte, la temperatura può scendere ed arrivare prossime allo zero. Questo rallenta di molto i tempi di presa ed indurimento. Per questo è importante in caso di basse temperature sacrificare i tempi di lavorazione a fronte di una presa ed un indurimento più veloce.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (I parte) PAVIMIX FF.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (II parte) IL FONDO.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (III parte) LA MISCELAZIONE.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (IV parte) LA STESURA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (V parte) LA PROTEZIONE.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VI parte) IL CLIMA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VII parte) LE FINITURE SUPERFICIALI.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VIII parte) LA SCELTA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (IX parte) LA GIUSTA ALTERNATIVA.

 

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Tips and tricks – autolivellante cementizio (V parte) LA PROTEZIONE

LA PROTEZIONE

La parte più delicata quando si lavora con un autolivellante cementizio è la protezione fino a completamento del processo di presa e di indurimento, considerando soprattutto che non è possibile intervenire fino a quando il processo non è completo.

1) la struttura deve essere protetta da vento e colpi d’aria. Sporcizia, foglie, acqua che a processo di presa iniziato si vengono a depositare sul materiale autolivellante creano difetti e problemi abbastanza appariscenti.

2) se si applica la malta autolivellante in condizioni esposte alla luce solare – specie nelle tonalità gialle – la superficie diventa una calamita per insetti: applicare insetticida o repellenti se non si vuole trovare la superficie realizzata con l’autolivellante cementizio piena di insetti annegati nella malta autolivellante.

3) evitare, una volta applicato il materiale, qualsiasi contatto con l’acqua nelle prime 48/72 ore. L’acqua, maggiormente se è stagnante, creerà degli aloni di efflorescenza molto fastidiosi ed antiestetici, per risolvere in buona parte il problema, abbiamo sviluppato un detergente acido da applicare puro con rullo a pelo corto direttamente sull’autolivellante cementizio asciutto. Tale detergente ha anche il vantaggio di uniformare ed opacizzare la superficie ed è un ottimo decapante per le applicazioni successive di resine.

4) non camminare sopra la superficie finché l’autolivellante cementizio non è completamente asciutto. Non lavare, resinare, applicare detergenti acidi fino a quando la malta autolivellante non è completamente asciutta. Il tempo di asciugatura dipende molto dalla versione ma bisogna mediamente aspettare 48 ore, tempo da allungare nel caso di temperature fredde.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (I parte) PAVIMIX FF.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (II parte) IL FONDO.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (III parte) LA MISCELAZIONE.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (IV parte) LA STESURA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (V parte) LA PROTEZIONE.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VI parte) IL CLIMA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VII parte) LE FINITURE SUPERFICIALI.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VIII parte) LA SCELTA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (IX parte) LA GIUSTA ALTERNATIVA.

 

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Tips and tricks – autolivellante cementizio (IV parte) LA STESURA DEL MATERIALE

LA STESURA DELLA MALTA AUTOLIVELLANTE

Per una corretta stesura del materiale autolivellante, sono fondamentali l’attrezzatura e l’organizzazione del lavoro. Bisogna prevedere una lavorazione in continuo, per cui bisogna essere almeno in 3 persone: 2 addetti alla miscelazione della malta autolivellante ed uno alla stesura del materiale autolivellante. 2 persone sono fondamentali alla miscelazione in quanto, dopo le prime 4/5 miscele, inizia l’affaticamento dell’operatore e comincia quindi a degradare la qualità della miscelazione della malta autolivellante. Parallelamente conviene prevedere un’interruzione della pavimentazione continua con la malta autolivellante cementizia PAVIMIX FF200 in corrispondenza di porte o di giunture, questo perché tali punti diventeranno i punti di chiusura tra stesure provenienti da zone diverse. Il modo per rendere queste giunture più discrete, è mettere una barriera dritta in quanto la sua successiva rimozione (prima di arrivare con l’altro materiale), porterà ad una giunzione lineare e poco appariscente tra i vari materiali.

Per la stesura dell’autolivellante cementizio, bisogna avere a disposizione una racla con distanziali, un rullo frangibolle ed eventualmente un compressore. Per ottenere la superficie migliore durante la lavorazione dell’autolivellante cementizio, bisogna sempre “tirare” la malta autolivellante in modo perpendicolare alla linea di gettata, mai “spingerla”. Quindi, cominciando dalla parete di fondo della superficie da realizzare con l’autolivellante cementizio, si getterà il materiale autolivellante in eccesso sul bordo e, lentamente, con la racla, in pochi passaggi, si stenderà la malta autolivellante verso la parte opposta. Per rendere invisibile la giunzione tra due getti di autolivellante cementizio, il nuovo materiale dovrà essere gettato sul bordo precedente. Eventuali avvallamenti potranno essere rimossi toccando leggermente il materiale autolivellante con in rullo frangibolle. Attenzione: un eccessivo accanimento con il rullo frangibolle rischia di lasciare una trama sull’autolivellante cementizio. È più efficace l’utilizzo di un getto d’aria con un compressore.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (I parte) PAVIMIX FF.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (II parte) IL FONDO.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (III parte) LA MISCELAZIONE.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (IV parte) LA STESURA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (V parte) LA PROTEZIONE.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VI parte) IL CLIMA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VII parte) LE FINITURE SUPERFICIALI.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VIII parte) LA SCELTA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (IX parte) LA GIUSTA ALTERNATIVA.

 

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Tips and tricks – autolivellante cementizio (III parte) LA MISCELAZIONE

LA MISCELAZIONE

La miscelazione è considerata da molti un’operazione banale. In realtà almeno il 30% del risultato finale della posa di un autolivellante cementizio è dato dalle modalità di miscelazione. L’acqua deve essere FREDDA, PULITA, PESATA.

FREDDA: evitare assolutamente di prendere l’acqua dalle classiche cisterne; deve invece provenire da acquedotto, specie nei periodi in cui la temperatura è superiore ai 15 gradi.

PULITA: in quanto il materiale autolivellante è estremamente fluido, le impurità potrebbero galleggiare e compromettere il risultato estetico della superficie realizzata con l’autolivellante cementizio.

PESATA: il modo migliore per capire l’esatta diluizione è preparasi un bidoncino con una tacca dove è stata pesata la giusta quantità d’acqua. Da evitare assolutamente: i sistemi di misura a volume da cucina che si trovano nei supermercati, abbiamo notato come possono avere un’errore di misura che supera il 15%.

La miscelazione della malta autolivellante deve seguire le seguenti fasi:

1. Si miscela il materiale per creare una pasta dura con circa il 70% dell’acqua di impasto. Questa fase è importante per rompere eventuali grumi. Successivamente si aggiunge la restante acqua.

2. Terminata la miscelazione conviene effettuare il travaso in un altro contenitore facendo passare l’autolivellante cementizio attraverso un setaccio con una trama da circa 2 mm. Se le condizioni climatiche lo consentono, lasciar riposare il materiale autolivellante per almeno una decina di minuti nel secchio. Questo facilita l’idratazione e la degassificazione del materiale.

È fondamentale, specie se la temperatura supera i 17/18 gradi, non eccedere nella violenza della miscelazione. Come spiegato precedentemente il controllo del calore di idratazione è uno dei fenomeni più delicati da controllare. Abbiamo notato negli anni che un eccesso di miscelazione può portare ad un aumento di temperatura della massa dell’autolivellante cementizio anche di 6 gradi. Per evitare questo la regolazione della miscelazione deve essere fatta ad un basso numero di giri; se fa molto caldo, la miscelazione può anche essere fatta ad impulsi.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (I parte) PAVIMIX FF.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (II parte) IL FONDO.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (III parte) LA MISCELAZIONE.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (IV parte) LA STESURA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (V parte) LA PROTEZIONE.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VI parte) IL CLIMA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VII parte) LE FINITURE SUPERFICIALI.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VIII parte) LA SCELTA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (IX parte) LA GIUSTA ALTERNATIVA.

 

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Tips and tricks – autolivellante cementizio (II parte) Il FONDO

IL FONDO

Sul fondo bisogna passare un primer (tipo EMULSIONMIX), possibilmente puro. Lo scopo non è quello di fare da ponte di adesione, ma di impedire al fondo di assorbire l’acqua dell’autolivellante cementizio. Per questo è fondamentale programmare il ciclo di posa anche in funzione delle temperature. Come regola generale possiamo considerare: a temperature superiori ai 20°C, devono passare almeno 10 ore prima di applicare l’autolivellante; cioè se passo il primer la mattina, posso applicare la malta autolivellante la sera. A temperature inferiori, conviene far passare 24 ore prima di applicare la malta autolivellante. È importante che il primer abbia completato almeno al 70% la polimerizzazione, diversamente rischia di “ridisciogliersi” al contatto prolungato con l’acqua contenuta all’interno della malta autolivellante.

Nel caso di errori o mancanza di primer, i difetti saranno: eccessiva velocità di asciugatura, oppure tanti piccoli fori causati dalla fuoriuscita dell’aria dal fondo (se entra l’acqua esce l’aria).

Tips and tricks – autolivellante cementizio (I parte) PAVIMIX FF.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (II parte) IL FONDO.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (III parte) LA MISCELAZIONE.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (IV parte) LA STESURA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (V parte) LA PROTEZIONE.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VI parte) IL CLIMA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VII parte) LE FINITURE SUPERFICIALI.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VIII parte) LA SCELTA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (IX parte) LA GIUSTA ALTERNATIVA.

 

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Tips and tricks – autolivellante cementizio (I parte) PAVIMIX FF

Per la posa di autolivellanti cementizi della famiglia PAVIMIX ci sono una serie di indicazioni e di trucchi.

Ogni autolivellante cementizio lavora su caratteristiche in contrasto, in quanto:

1) da una parte dobbiamo avere un prodotto autolivellante duro e resistente, dall’altra dobbiamo impedire l’idratazione del cemento per rendere il materiale autolivellante fluido e scorrevole.

2) da una parte si vuole avere un materiale autolivellante che dia un tempo lungo di lavorazione, dall’altra si vuole avere una superficie estremamente liscia, tipica dell’indurimento abbastanza veloce.

3) da una parte si vuole avere un prodotto autolivellante scorrevole, dall’altra vogliamo che la miscela sia stabile a lungo e che quindi non ci siano problemi di separazioni dei corpi nella malta autolivellante.

4) da una parte si vuole un prodotto autolivellante fluido, dall’altra più è basso in rapporto acqua-legante (cioè meno acqua si mette nell’autolivellante) maggiori saranno le resistenze e minore sarà il ritiro.

Per ottenere un buon prodotto autolivellante, si parte dalle materie prime: come aggregato il quarzo sferoidale in curva è sicuramente il prodotto che si adatta meglio a una malta autolivellante. Per superfici la cui resistenza all’abrasione può essere più bassa, si può usare anche del carbonato di calcio in curva.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (I parte) PAVIMIX FF.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (II parte) IL FONDO.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (III parte) LA MISCELAZIONE.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (IV parte) LA STESURA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (V parte) LA PROTEZIONE.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VI parte) IL CLIMA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VII parte) LE FINITURE SUPERFICIALI.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (VIII parte) LA SCELTA.

Tips and tricks – autolivellante cementizio (IX parte) LA GIUSTA ALTERNATIVA.

 

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Servizio RAI3 Telecamere

Dal minuto 27:50 servizio con riprese nella Personal Factory

 

Servizio su RAI 3 – Telecamere

Comunicato stampa seedLAB

SeedLab, programma di accelerazione di impresa, è alla ricerca di startup ad alto contenuto tecnologico

Creare un’impresa in Italia è difficile per questo nasce il programma SeedLab che affiancato da TTVenture (unico fondo di  venture capital in Italia specializzato nel tec transf, gestito da Fondamenta Sgr di Giuseppe Campanella) e con il supporto di numerosi partner come Iban, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Università degli Studi di Firenze, Mib School of Management vuole rendere più agevole il percorso che porta dall’idea all’impresa.

“Come organizzare il team? Come si sviluppa un business plan? Come migliorare le proprie competenze? A chi rivolgersi per trovare finanziamenti?
SeedLab supporta la startup nei processi indispensabili per la sua realizzazione articolando la formazione in 3 fasi: dall’apprendimento delle basi del business, allo speed dating tra innovatori per la costruzione del team, alla full immersion di 3 mesi (da giugno a settembre) nell’incubatore universitario di Firenze. Tutte le startup selezionate avranno l’opportunità di entrare in contatto con investitori e business angels e la migliore tra le partecipanti volerà nella Silicon Valley.

SeedLab, TTVenture e i partner del programma offrono alle startup la possibilità di ricevere un microinvestimento da 30k.

Nicola Redi (CTO di TTVenture) e Matteo Faggin (principal di TTadvisor), responsabili di SeedLab, sottolineano il valore del progetto per tutti gli innovatori con poca esperienza di business e le startup ancora acerbe: “SeedLab vuole essere un’opportunità reale per chiunque ha una grande idea e vuole farla crescere in Italia. Investiamo nelle competenze e con la collaborazione di grandi partner valutiamo progetti credibili e lavoriamo per intercettare capitali. Il nostro compito è trasformare idee in imprese e innovatori in imprenditori”.

SeedLab è alla ricerca di 20 startup ad alto contenuto tecnologico per trasformarle in vere imprese. Per altre informazioni e per iscriversi basta visitare il sito www.seedlab.it

Vuoi Partecipare contatta:

Contatti: Nicola Redi (CTO TTVenture) – Matteo Faggin (Principal TTadvisor) via G. Mazzini 2, 20123, Mi

su facebook: http://www.facebook.com/SeedLab.accelerator

su linkedin link

Comunicato stampa SEEDLAB

 

Primi 2 TEASER per PAVIMIX FF

Il primo teaser di circa un 45 secondi mostra i metodi rivoluzionari per l’arredo in cemento grazie alla tecnologia pietra liquida di PAVIMIX FF

Il secondo teaser di 40 secondi sottolinea le estreme proprietà che siamo riusciti a dare alla malta cementizia autolivellante per pavimento ed arredo PAVIMIX FF.

Nuovi effetti per PAVIMIX

Ecco un nuovo spettacolare effetto ottenibile con la linea in sperimentazione PAVIMIX FF. È possibile realizzare qualsiasi effetto, basta muovere successivamente alla posa il materiale ed ecco che possiamo disegnare sulla sua superficie simboli, onde, etc., perfettamente integrati in quanto ottenuti dalla miscela, semplice, veloce e spettacolare.

Effetto onde disegnato durante la posa di PAVIMIX FF

effetto disegnato con PAVIMIX FF

ARREDO IN CEMENTO – Lezione di prova

Finalmente conclusa la sperimentazione di malte per arredo base cemento PAVIMIX FF from FLOOR to FURNITURE (da pavimento ad arredo). Nei prossimi mesi verrà lanciata la gamma completa  di 4 malte cementizie. La malta base cemento per arredo PAVIMIX FF permette di realizzare con lo stesso materiale in spessori da 2 a 15 mm il tutto con una fluidità elevatissima.  Il risultato sarà una pavimentazione base cemento e resina per interni ed esterni ed arredo in cemento per interni ed esterni. Nonostante il basso dosaggio d’acqua ed un rapporto acqua/legante (cemento + resina) < 0,5 il prodotto presenta scorrimento ed autolivellamento elevatissimi. Prodotti esenti da gesso e quindi perfettamente adatti al rivestimento di superfici piane (pavimenti e piani di lavoro) e la realizzazione di arredo anche in esterno. Un’altra piccola rivoluzione da Personal Factory.

NANO ARGILLA al via

Dopo 3 anni di sviluppo ecco il nostro primo additivo ecologico naturale. NANO ARGILLA AD. Un additivo rivoluzionario composto da particelle di nano argilla rivestite che migliorano tutti gli aspetti della lavorabilità di un prodotto.

1) Viscosità inversa. A differenza di tutti gli additivi classici le nano argille danno viscosità semplicemente quando sono ferme. Sottoposte a movimento quindi avremo una miscelazione leggera e fluida; man mano che la malta sta ferma, le particelle aumentano la viscosità e quindi rendono il prodotto molto fermo e tissotropico.

2) Freeze effect. La struttura della malta additivata con nano argilla una volta applicata è immobile. Non assistiamo nemmeno alla migrazione di acqua in superficie.

3) Light effect. L’additivo nano argilla conferisce un’elevatissima lavorabilità e leggerezza al prodotto senza introdurre vuoti d’aria. Il materiale additivato con nano argilla sarà quindi molto morbido e spalmabile, ma una volta indurito molto resistente.

La prima applicazione avverrà con NANO ARGILLA AD, un prodotto specifico per gli adesivi, il primo effetto oltre aluna lavorabilità elevatissima sarà la possibilità di avere un tempo aperto sicuro con una veloce messa in esercizio. Questo perché il materiale non pellicola in superficie velocemente e rimane lavorabile molto a lungo.

Entro 5 mesi introdurremo un’intera famiglia di ADDITIVI a base di NANO ARGILLA che verrà progressivamente introdotta in tutti i nostri prodotti.

NANO ARGILLA – Nano additivo di origine naturale per il controllo della lavorabilità dei prodotti. Un’altra rivoluzione Personal Factory.

Regola della vasca: Un caso pratico (parte 3). Vantaggi.

Vediamo sinteticamente che vantaggi il sistema ISOLCOLL ELASTIC ha rispetto agli altri impermeabilizzanti.

Vantaggio 1. Economicità.
Con un unico intervento, incollo le piastrelle e allo stesso tempo impermeabilizzo. Riduco del 40% circa i costi in materiali e del 50% i costi di manodopera.

Vantaggio 2. Semplicità e velocità.
L’applicazione delle piastrelle è tra le operazioni di posa più comuni, quindi nota a tutte le manovalanze ed allo stesso semplice. Si stende una mano di prodotto sul massetto e con la seconda mano si incollano le piastrelle.

Vantaggio 3. Resistenza.
ISOLCOLL ELASTIC  è prima di tutto una super colla estremamente ancorata alla piastrella; questo fa sì che mentre gli impermeabilizzanti classici utilizzano una rete in fibra di vetro come armatura il sistema ISOLCOLL ELASTIC  utilizza la piastrella come armatura. Un’armatura centinaia di volte più importante, resistente e pesante della rete. Impossibile da spezzare. Le tensioni che si generano in corrispondenza delle lesioni del massetto vengono scaricate su una superficie molto più grande. Questo fa sì che ogni mm di materiale è molto meno sollecitato rispetto al sistema classico. La miglior garanzia di durata.

Vantaggio 4. L’intera struttura è asciutta.
L’abbinamento ISOLCOLL ELASTIC + ISOLCOLL ELASTIC FUGHE fa sì che né la struttura né l’impermeabilizzante vanno mai in contatto con l’acqua. L’impermeabilizzante è sia coperto perfettamente dalla piastrella sia dal fugante impermeabile. Questo perché l’acqua che rappresenta la prima causa del degrado di un edificio è fermata sullo strato più esterno. È facile notare come in presenza di inquinanti oppure di gelo la nostra struttura è molto più protetta rispetto ad un sistema classico.

Vantaggio 5. Struttura subito protetta.
Durante la posa la struttura è subito protetta. Questo riduce il rischio di un danneggiamento dell’impermeabilizzazione causato da eventi imprevisti.

Regola della vasca: un caso pratico (parte 2). Un nuovo sistema.

Dopo aver analizzato attentamente i limiti dei sistemi classici, nel 1991 abbiamo iniziato a pensare a una nuova generazione di impermeabilizzanti che superasse tutti i limiti del sistema classico. Il primo impermeabilizzante pensato proprio in funzione della regola della vasca. Di terza generazione. Dopo 12 anni di studio di cui 5 di sperimentazioni, nel 2003, prima la C.I.T. e poi la N.T.C. lanciano sul mercato ISOLCOLL ELASTIC + ISOLCOLL ELASTIC FUGHE.

La prima considerazione è stata quella di scegliere che cosa dovevamo impermeabilizzare; la scelta è ricaduta su banconi e terrazze che da soli sono l’80% degli intereventi di impermeabilizzazione. Può sembrare banale ma tutti gli impermeabilizzanti che ci sono in commercio non si pongono il problema di “cosa impermeabilizzare”. Sono “universali”, cioè sono gli stessi se lavorano in orizzontale oppure in verticale, se lavorano su massetto oppure su calcestruzzo, se devono impermeabilizzare una terrazza oppure una piscina, se prevedono la sovrapposizione di un pavimento oppure no. Noi avevevamo già maturato molta esperienza con i prodotti di seconda generazione – per avere un’idea: “simil-mapelastic” – e conoscevamo le forti limitazioni che questo sistema presenta. È un tipo di intervento che cede per usura causata da un eccesso di sollecitazioni. Quindi come prima variabile abbiamo analizzato cosa succede in corrispondenza delle rotture. Le rotture si generano soprattutto in corrispondenza delle lesioni del massetto. L’idea che un impermeabilizzante semplicemente elastico possa risolvere il problema è semplicistico. È come se dicessimo che un balcone diventa 3 metri di giorno 2,5 di notte. La struttura è rigida. Il problema sono le lesioni. Queste lesioni, a differenza di quello che succede in una vasca/piscina, sono in continuo movimento, movimento causato dalle enormi e continue escursioni termiche che una superficie subisce. Abbiamo deformazioni locali che superano facilmente il 600%. Nessun materiale elastico ha queste capacità di deformazione, soprattutto se consideriamo migliaia di cicli durante la vita utile del prodotto. Per questo normalmente l’impermeabilizzante deve essere armato con una rete. Per cercare di scaricare queste tesioni su una superficie leggeremente più grande. Abbiamo notato come una rete è in grado di scaricare le tensioni su una superficie circa 10 volte più grande. La nostra soluzione considera che su un balcone noi già abbiamo un ottimo materiale d’armatura. Le piastrelle. Rigide, grandi e pesanti, con una capacità di scaricare ed immagazzinare tensioni migliaia di volte più grande. Abbiamo quindi sviluppato un prodotto che consentisse di utilizzare le piastrelle come un’armatura. Un prodotto molto complesso che avesse la stessa capacità di deformarsi di un prodotto classico ma allo stesso tempo lavorasse in modo diverso. Prima di tutto queste deformazioni dovevano partire con sollecitazioni più grandi. Il prodotto doveva essere tenace in modo da far lavorare bene l’armatura. Allo stesso tempo doveva avere un potere adesivo eccezionale oltre che alla naturale impermeabilità. ISOLCOLL ELASTIC . Un prodotto chimicamente molto complesso ma che rispondeva perfettamente alle esigenze di avere la migliore curva della vasca possibile.

La regola della vasca: un caso pratico (parte 1). Le impermeabilizzazioni.

regola della vasca

regola della vasca

Seguendo il post precedente passiamo ad un caso pratico. L’applicazione della regola della vasca nella progettazione di un impermeabilizzante.
Il nostro team di ricerca per la società N.T.C. ha impiegato più di 10 anni nello sviluppo di una nuova tecnologia di impermeabilizzazione che superasse i limiti dei sistemi classici.
Andiamo con ordine. Il sistema che in laboratorio funziona meglio sono senz’altro le membrane (bitume, poliestere, pvc, etc), comunemente chiamate guaine. Analizzando i cantieri, è facile accorgersi come statisticamente proprio questa tecnologia applicativa presenta maggiori problemi. Perché?
Prima di tutto è una tecnologia che obbliga a lavorare sotto il massetto. Questo causa due problemi. Amplifica i difetti di posa e allo stesso tempo rende estremamente difficoltosa l’applicazione. Questo perché, se l’operatore commette anche un piccolissimo errore, avremo il massetto che per mesi durante l’anno sarà saturo d’acqua. È come avere un serbatoio pieno d’acqua su un piccolo foro. Non importa quanto sia piccolo il foro, avremo centinai di litri d’acqua che potranno entrare nella struttura. A questo si aggiunge che anche il piccolo intervento sull’impermeabilizzazione vuol dire demolire l’intero pavimento con disagi notevoli. Data la tecnica di posa, basta che l’applicatore non sciolga perfettamente la patina superficiale dell’area interessata dalla saldatura affinché dopo qualche anno la saldatura ceda con conseguenti disagi (rotture secondo la prima parte della vasca).
La soluzione che ha preso piede alla fine degli anni ’80 è stata quella delle malte impermeabilizzanti per l’edilizia. La composizione di queste malte è data da una parte in polvere di circa 25 kg (normalmente composta da 65% di inerte, e 35% di cemento, più piccole tracce di additivi) e da una parte liquida (circa 6/8 litri composta da 55/60 % d’acqua e la restante parte da resine acriliche). Queste malte si applicano spalmando sul massetto due mani ed utilizzando una rete in fibra di vetro come armatura. Hanno il vantaggio che lavorano in superficie, sotto lo strato di colla: sono semplici nell’applicazione. Se le pendenze sono corrette è difficile che l’acqua ristagni e quindi possiamo avere anche piccole imperfezioni e non accorgercene per anni. Hanno però il grosso difetto che devono essere fortemente ancorate al supporto. Questo si traduce con fortissime sollecitazioni al prodotto.
Per avere un’idea delle sollecitazioni, basta considerare quello che succede in corrispondenza delle lesioni di un massetto. Abbiamo un’apertura che si apre e si chiude con un range da 0 mm a 1/2 mm, centinaia di volte all’anno. Anche un prodotto che si allunga di un 50% va in fortissima crisi di fronte a tali deformazioni. Per questo si usa una rete in fibra di vetro. Si cerca di scaricare le tensioni che si formano su una minuscola superficie su di una superficie più grande, cercando di coinvolgere nella deformazione più materiale possibile. La rete però rappresenta un’armatura estremamente leggera; nel tempo, con il naturale irrigidimento del materiale è destinata a cedere. Specie su deformazioni più grandi. Con questo tipo di materiale abbiamo una forte probabilità di rotture per usura. Rotture che seguono il secondo ramo della regola della vasca.
Nella prossima parte tratteremo un prodotto pensato secondo la regola della vasca…

La regola della vasca

Perché prodotti con la stessa scheda tecnica e che hanno superato le stesse prove di laboratorio presentano funzionamenti diversi in cantiere?
Ogni prodotto, per quanto abbia buone prestazioni, non presenta mai un’affidabilità al 100% ma una curva. Questa curva dimostra come il ciclo di vita di tutti i prodotti presenta una fase iniziale in cui la possibilità che sorgano dei problemi è alta. Questo è causato soprattutto da problemi di posa o difetti di produzione, di stoccaggio, etc.
Dopo una fase di ottima affidabilità notiamo come la possibilità che sorgano dei problemi aumenta velocemente. Questa fase è caratterizzata da un crescendo di “rotture per usura”.

La regola della vasca ci dà la spiegazione scientifica del perché è importante creare prima di tutto prodotti molto semplici nella posa. Il cantiere non è un laboratorio. È molto facile far funzionare un prodotto in condizioni standard, quando la posa è stata affidata a uno “scienziato” della messa in opera. Molto diverso è far funzionare un prodotto applicato una sera d’inverno da un manovale alle prime esperienze. Oppure d’estate da un operaio che da 8 ore lavora sotto il sole. È compito dei produttori rendere i prodotti semplici nella posa. La sola norma EN non è garanzia di un buon prodotto. Un prodotto semplice nella posa è la prima garanzia di riuscita del lavoro.

Altro limite è dato dall’impossibilità di testare un prodotto per decenni. Anche in questo caso prodotti che alla prova di laboratorio rispettano la stessa norma possono avere comportamenti molto diversi. In questo caso la rottura è data sostanzialmente da sollecitazioni cicliche che durano decenni. Nessun prodotto chimico per l’edilizia messo in commercio è testato secondo sollecitazioni cicliche che durano decenni. Per questo è molto importante che il produttore oltre ad affidarsi alla prova secca di laboratorio, studi attentamente il cantiere ed analizzi il tipo di sollecitazioni che il prodotto subisce nel tempo. Lo scopo è studiare metodologie di applicazioni che sollecitino il meno possibile il materiale nel tempo.

Minori sollecitazioni sono l’unica garanzia di lunga durata. Nel prossimo post vedremo un caso pratico.

La leggerezza di 25 kg

Dopo il post su “quanto pesano 25 kg” andiamo su dati numerici delle prestazioni. Abbiamo commissionato al centro prove di Modena, uno dei più rispettabili enti di certificazione italiani (ente terzo accreditato per prove ITT), di fare un test con un eccesso di acqua, come quello che si avrebbe quando un operatore seguendo la scheda tecnica di un prodotto si ritrova una confezione che pesa meno. In virtù delle prove dei test precedenti in cui i sacchetti invece di essere da 25 kg erano da 22,5 kg.

Per i test, per non innescare una guerra dei marchi, abbiamo usato due nostri adesivi di gamma alta, l’ISOLCOLL B40 S1 (adesivo di classe C2TE S1) e l’ISOLCOLL B40 SUPER (adesivo di classe C2TE).

Entrambi i prodotti sono stati quelli a grana grossa, con inerte fino a 1 mm, ma a differenza delle prescrizioni abbiamo richiesto che le prove fossero eseguite con un eccesso di acqua di impasto pari al 6% in modo da avere un impasto estremamente lavorabile e molto poco viscoso.

I dati sono impressionanti.

Su l’ISOLCOLL B40 S1, una colla di classe S1 e quindi fortemente additivata, l’eccesso di acqua fa calare le resistenze a trazione dopo immersione a soli 0,8 N/mm² (circa il 70% in meno di quelli con acqua di impasto corretta) e lo scivolamento verticale diventa notevole.

(scarica il pdf con le prove) Eccesso d’acqua su ISOLCOLL B40 S1

Ancora più impressionanti sono i dati sulla B40 SUPER, una colla che mediamente ottiene valori sempre superiori a 1,4 N/mm² dopo immersione; in questo caso i dati sulla trazione dopo immersione scendono a 0,6 N/mm²: impressionante notare come contrariamente alle aspettative anche il tempo aperto si sia ridotto. Questo è dovuto dall’insorgenza di fenomeni di segregazione (la resina è salita in superficie pellicolando e riducendo la bagnabilità delle piastrelle.

(scarica il pdf con le prove) Eccesso d’acqua su ISOLCOLL B40 SUPER

Per il produttore che imbroglia qual è il vantaggio ulteriore sulla riduzione di peso? Semplice: come anticipato nel post precedente, ho un extraguadagno tra riduzione di peso e prestazioni gratis (non ottenibili in cantiere) di oltre il 40% .

Semplice: nel momento in cui abbiamo un’eventuale contestazione da un’immagine in microscopia elettronica, risulta semplice vedere come durante la posa c’è stato un eccesso di acqua di impasto nella malta o nell’adesivo, molto diverso da quello ottenuto miscelando il materiale secondo le specifiche tecniche. Peccato che l’errore sia stato indotto proprio dal produttore che ha fornito un sacchetto di materiale su cui c’era scritto 25 kg invece di 22,5 kg. In questo caso a rispondere dei danni sarà l’impresa.

Immaginate gli effetti su una malta strutturale come possono essere quelle per il ripristino del calcestruzzo.

Nel prossimo post pubblicheremo una serie di immagini in microscopia elettronica e grafici proprio su quello che succede in una malta da ripristino.

Stay Tuned…..