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La leggerezza di 25 kg

Dopo il post su “quanto pesano 25 kg” andiamo su dati numerici delle prestazioni. Abbiamo commissionato al centro prove di Modena, uno dei più rispettabili enti di certificazione italiani (ente terzo accreditato per prove ITT), di fare un test con un eccesso di acqua, come quello che si avrebbe quando un operatore seguendo la scheda tecnica di un prodotto si ritrova una confezione che pesa meno. In virtù delle prove dei test precedenti in cui i sacchetti invece di essere da 25 kg erano da 22,5 kg.

Per i test, per non innescare una guerra dei marchi, abbiamo usato due nostri adesivi di gamma alta, l’ISOLCOLL B40 S1 (adesivo di classe C2TE S1) e l’ISOLCOLL B40 SUPER (adesivo di classe C2TE).

Entrambi i prodotti sono stati quelli a grana grossa, con inerte fino a 1 mm, ma a differenza delle prescrizioni abbiamo richiesto che le prove fossero eseguite con un eccesso di acqua di impasto pari al 6% in modo da avere un impasto estremamente lavorabile e molto poco viscoso.

I dati sono impressionanti.

Su l’ISOLCOLL B40 S1, una colla di classe S1 e quindi fortemente additivata, l’eccesso di acqua fa calare le resistenze a trazione dopo immersione a soli 0,8 N/mm² (circa il 70% in meno di quelli con acqua di impasto corretta) e lo scivolamento verticale diventa notevole.

(scarica il pdf con le prove) Eccesso d’acqua su ISOLCOLL B40 S1

Ancora più impressionanti sono i dati sulla B40 SUPER, una colla che mediamente ottiene valori sempre superiori a 1,4 N/mm² dopo immersione; in questo caso i dati sulla trazione dopo immersione scendono a 0,6 N/mm²: impressionante notare come contrariamente alle aspettative anche il tempo aperto si sia ridotto. Questo è dovuto dall’insorgenza di fenomeni di segregazione (la resina è salita in superficie pellicolando e riducendo la bagnabilità delle piastrelle.

(scarica il pdf con le prove) Eccesso d’acqua su ISOLCOLL B40 SUPER

Per il produttore che imbroglia qual è il vantaggio ulteriore sulla riduzione di peso? Semplice: come anticipato nel post precedente, ho un extraguadagno tra riduzione di peso e prestazioni gratis (non ottenibili in cantiere) di oltre il 40% .

Semplice: nel momento in cui abbiamo un’eventuale contestazione da un’immagine in microscopia elettronica, risulta semplice vedere come durante la posa c’è stato un eccesso di acqua di impasto nella malta o nell’adesivo, molto diverso da quello ottenuto miscelando il materiale secondo le specifiche tecniche. Peccato che l’errore sia stato indotto proprio dal produttore che ha fornito un sacchetto di materiale su cui c’era scritto 25 kg invece di 22,5 kg. In questo caso a rispondere dei danni sarà l’impresa.

Immaginate gli effetti su una malta strutturale come possono essere quelle per il ripristino del calcestruzzo.

Nel prossimo post pubblicheremo una serie di immagini in microscopia elettronica e grafici proprio su quello che succede in una malta da ripristino.

Stay Tuned…..

Quanto pesano 25 kg?

La domanda sembrerà assurda ma riguarda un metodo scientifico che proprio interpretando le norme, permette di aggirarle. Come?

Lo studio è iniziato circa un mese fa: quando un nostro cliente ci ha fatto notare che i sacchetti di colla, malta pronta, autolivellante, etc., forniti dalle grosse multinazionali del mercato — M. K. W. (vi invito a fare una prova con una qualunque bilancia) — pesavano tutti tra i 22,2 kg e 23 kg. La cosa all’inizio mi sembrava piuttosto improbabile visto che su ogni sacchetto non era scritto “circa 25 kg +/- 10%” bensì 25 kg proprio.

Possibile che aziende “serie e stimate” rischino di perdere la faccia di fronte ad un risultato del genere? Possono aziende con processi certificati commettere errori di questo tipo?

Il fatto è che sull’errore di peso si ottengono due vantaggi notevoli per il produttore.

1° si vende il 10% di prodotto in meno. In un mercato in cui la scontistica si tratta sul singolo punto percentuale è un vantaggio enorme. 10% di maggiorazione di prezzo invisibile (lo so, somiglia più ad una truffa)

2° si imbroglia sulle classi di prestazione. Tutti i laboratori richiedono infatti la diluizione dichiarata sulla scheda prima di effettuare un qualunque test. Questo perché le prestazioni sono direttamente connesse con il rapporto acqua/cemento. Maggiore è la diluizione, peggiori saranno le prestazioni ma allo stesso tempo maggiore sarà la lavorabilità.

È più facile da capire con un esempio.

Se io prendo un sacchetto di adesivo di 25 kg la cui scheda richiede una diluizione del 28%,  io prenderò 7 litri d’acqua. Se però il sacchetto è da 22 kg la diluizione sarà del 32%. Con questa diluizione il prodotto sarà meraviglioso nell’applicazione e nell’aspetto ma avrà prestazioni inferiori del 30%. Io posso facilmente ottenere elevate prestazioni con la diluizione del 32% ma ad un costo molto più elevato in quanto devo mettere più cellulose, più additivi, più resine etc. etc. Questo mi costa un 35% in più… La procedura del laboratorio prevede che io prenda il sacchetto, lo apra, ne pesi 5 kg e lo misceli secondo normativa con la percentuale di acqua indicata sulla scheda del produttore. In nessuna fase è previsto un controllo sul peso del sacchetto quindi non si verifica in nessun momento che il cliente possa ottenere con i dati della scheda le stesse prestazioni. Un vuoto normativo abilmente usato da quasi tutti i produttori per certificare un prodotto con almeno una classe di prestazioni più alta.

In poche parole con una strategia del genere un produttore riesce ad avere un extraguadagno immediato sul peso del 10% più un ulteriore extraguadagno sulla prestazione del 35%. Con un piccolo/grande  errore tollerato del 10%, magari anche permesso. Si riescono ad aggirare le norme pur avendo un prodotto certificato.

Il sospetto principale che ci ha fatto pensare a qualcosa di scientifico è stata l’analisi della confezione. Nei sacchetti dei vari M., K., W., etc è impossibile inserire più di 23,3 kg di materiale. Pur volendo quindi, nel packaging fornito non siamo riusciti a mettere il peso desiderato.  Non si tratta quindi di un errore bensì di un calcolo per ottenere un extraguadagno del 45%. Un sistema fondamentale affinché un sistema inefficiente e sprecone come quello centralizzato classico possa sopravvivere alla pressione di un mercato altamente competitivo.

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