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Servizio RAI3 Telecamere

Dal minuto 27:50 servizio con riprese nella Personal Factory

 

Servizio su RAI 3 – Telecamere

Piccolo è bello! Anzi bellissimo!

Small is Beautiful. Economics as if People Mattered è il titolo del libro di Ernst Friedrich Schumacher, scritto nel 1973 ma che analizza ed anticipa i mali del gigantismo industriale. In buona parte delle teorie economiche degli ultimi 100 anni si è radicata la convinzione che mega fabbriche e mega impianti sono la soluzione per favorire lo sviluppo economico. Un sistema economico la cui massima aspirazione è rendere l’uomo il più possibile sostituibile, un accessorio il cui lavoro si deve ridurre a mera ripetitività di compiti banali in cui le macchine svolgono la produzione e le merci si trasportano per migliaia di chilometri. Un sistema economico che teorizza impianti ad altissima intensità di capitale dove il fattore umano sia trascurabile. Una produzione di massa di beni che però richiede al fine di non creare disastri sociali ed ambientali 3 premesse: 1° gli uomini sono tutti ricchi (quindi non hanno bisogno di fare un lavoro gratificante); 2° il mondo ha risorse infinite (quindi il suo sfruttamento inefficiente non è un problema); 3° l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo non esiste.

Nel caso pratico, queste teorie sono di fatto un monumento all’inefficienza dell’industria moderna. Una produzione di beni che per funzionare ha bisogno di enormi quantità di materie prime e che allo stesso tempo non porta né alta qualità né vantaggi per il consumatore finale. Ha soltanto il vantaggio di tenere in piedi sistemi industriali oligopolistici che compensano le loro inefficienze proprio fornendo bassa qualità ad alto prezzo. In realtà hanno un unico motivo di esistere: il mega impianto del sistema classico è l’unico modo affinché il know-how dell’azienda non diventi pubblico e rimanga un segreto industriale non copiabile. Se andiamo ad analizzare le fabbriche con l’occhio del tecnico ci rendiamo conto però che nessun compito sofisticato e creativo o particolarmente complesso è in grado di essere soddisfatto da una macchina. È probabile che si automatizzi totalmente la produzione di pentole, per la produzione di Ferrari, è molto meno probabile.

Dobbiamo allora porci un interrogativo. Qual è il compito dell’industria moderna? Come diceva Gandhi: forse non abbiamo bisogno di una produzione di massa bensì di una produzione delle masse.

Il nostro sistema prevede non una tecnologia che trasformi l’uomo in un mero fusibile di un mega sistema, bensì una tecnologia che dia gli strumenti all’uomo affinché la qualità dei suoi prodotti sia la più elevata della storia. Una tecnologia a misura d’uomo che gli dia gli strumenti affinché sia produttivo come non mai. Tecnologia compatta, connessa, disponibile in tutto il globo. Che permetta alle esperienze di ognuno di diventare patrimonio di tutti gli altri in modo istantaneo. Macchine flessibili che riescano ad adattarsi all’ambiente di lavoro in modo che producano quello di cui il cliente ha veramente bisogno.

Una tecnologia globale a servizio di una produzione locale. Una Personal Factory che permetta di fare molto di più, molto meglio, consumando molto meno. Un sistema che tratti le risorse disponibili sul globo in modo limitato non come un reddito “spendibile” ma come un capitale, che se consumato porta al fallimento.

Vendere sabbia asciutta nel Deserto

Se fosse possibile noi non serviremmo

È accettabile un modello di sviluppo che prevede l’esportazione verso i paesi del deserto di sabbia asciutta? È sostenibile un modello economico che ritiene normale l’esportazione di sabbia asciutta dall’Italia in mezzo al deserto? In un recente viaggio a Tripoli mi sono trovato a costatare questa assurdità. Dall’Italia esportiamo migliaia di tonnellate di sabbia asciutta in mezzo al deserto libico. Come?

Mascherati da prodotti chimici per l’edilizia. Passando sia da rivendite che da cantieri, ho notato la forte presenza di prodotti italiani, ma di bassissima gamma, tipo Kerakoll Super e Special o Mapei Kerabond o Sika 100. Questi prodotti sono composti da un 70% circa di inerte (sabbia; spessore principale 0,3 mm), da un 29% di cemento e da una percentuale sempre inferiore all’1% — ma in alcuni casi siamo allo 0,1% — di componenti chimici. Il know-how dell’azienda.

Il modello di business attuale prevede:

Prendere migliaia di tonnellate di sabbia o altro inerte da una cava in Lombardia, Toscana, Emilia etc. Portarla in enormi stabilimenti per l’essiccazione (n.b.: bruciando probabilmente del gas di provenienza libica per essiccarla). Portare tutto questo inerte via camion in uno stabilimento (spesso Sassuolo). Miscelare il tutto con del cemento che, sempre via camion, è stato trasportato in fabbrica ed aggiungere l’1% di chimica. Imballare il tutto in sacchetti misto plastica/carta, metterli su una pedana, fasciare il tutto con ulteriore film in plastica (per facilitarne il trasporto). Caricare l’insieme di solito su dei camion direzione porto di Ravenna dove via nave raggiungeranno il porto di Tripoli. Lì verranno caricati su dei camion magari direzione Sabha a centinaia di chilometri in mezzo al deserto o Surt o peggio Benghazi ancora più distante.

Che senso ha prendere della sabbia umida da una cava italiana per venderla asciutta in mezzo al deserto? Il sistema attuale crea inoltre enormi svantaggi per il cliente che paga molto qualcosa che vale poco (e che magari arriva già vecchio in cantiere) e che non ha scelta visto i pochi prodotti esportati. Esiste un’alternativa a questa follia? E soprattutto può un’azienda che si definisce ecologica adottare una strategia industriale di questo tipo? Magari perché si è inventata un’etichetta ecologica che le norme gli permettono di fare?

Noi abbiamo fatto una scelta diversa. Produrre a km 0 usando le materie prime locali, che nel caso libico sono di qualità infinatamente più elevata di quello che possiamo trovare in Italia. Grazie all’enorme risparmio che il nostro sistema permette magari il cliente può permettersi di investire in qualità creando strutture più salubri e durature. www.personalfactory.eu

Schermate processo Origami 4

On line le schermate di origami control 2.0 il software di controllo di Origami 4. Semplici ed intuitive come tutti i processi Personal Factory.

Consuma e spendi calabrese

Una lodevole iniziativa da parte di assindustria. Consuma e spendi calabrese… un’iniziativa non solo a tutela ma anche a valorizzazione dei prodotti locali legati con il territorio.
http://www.calabriaeconomia.it/notiziaprincipale/notiziaprincipale.php?id=644

Nuovi video Personal Factory

Sono disponibili online 3 nuovi video di illustrazione delle caratteristiche di Origami 4.

Manutenzione

Tracciabilità

Pulizia

Il sistema Personal Factory in parole povere

Beppe Grillo in uno spettacolo del 2006 ha spiegato in modo semplicissimo ed efficace la base del sistema Personal Factory. Si fanno viaggiare le informazioni e non i prodotti.

Benvenuti

Benvenuti a tutti… Il sito www.francescotassone.it è attulamente in costruzione alcune sezioni saranno pronte nei prossimi mesi. Intanto sono stati caricati i video, la rassegna stampa, ho iniziato a caricare la sezione P-Factory, dedicata alla Personal Factory.

Nel blog pubblicherò articoli su ecologia, intesa come impronta ecologica e non semplicemente come certificazione. Di tecnologie e metodi delle costruzioni. Verranno presentate le versioni beta dei prodotti in cantiere e di tutte le rivoluzioni che nei nostri laboratori stiamo preparando.

Troverete anche un elenco di tutti gli incontri che man mano fisserò durante l’anno. Se volete conoscerci di persona senza venire in Calabria sapete dove.

Intanto vi aspettiamo a Shanghai e su Italian Valley.

EXPO SHANGHAI 2010

Sono fiero ed orgoglioso che il progetto Personal Factory sia stato selezionato per rappresentare l’eccellenza italiana alla più importante esposizione universale della storia dell’umanità “EXPO Shanghai 2010 Better City Better Life”.

In particolare Origami 4 la piattaforma tecnologica da me brevettata rappresenterà nell’esposizione il sistema più avanzato, flessibile ed ecologico al mondo per produrre malte, adesivi, intonaci, impermeabilizzanti, collanti etc. All’interno del padiglione Italia, dal 24 luglio al 7 agosto sarà possibile vedere una presentazione del sistema Personal Factory.

Maggiori informazioni su www.personalfactory.eu

e per votarla come innovazione preferita su ITALIAN VALLEY