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La storia di un sacchetto

In questi giorni stiamo sviluppando una nuova versione di PAVIMIX molto più prestante. Nel cercare di calcolare anche il costo formula mi sono reso conto del perché per un piccolo produttore scollegato da un Network sia impossibile da gestire la produzione. Non potendo scrivere la formula chiamerò i componenti con le lettere dell’alfabeto. Ecco la formula accorpata per stati di provenienza; la maggior parte di questi prodotti hanno un dosaggio compreso tra 50 e 200 grammi. In questo prodotto il compound chimico è abbondante. Circa il 10% della miscela. Per gestire questo compound bisogna avere rapporti commerciali con 9 stati in valute diverse. Spesso l’ordine minino varia da 1.000 kg a 300.000 kg. di prodotti a loro volta molto costosi. Alcuni di questi componenti non possono essere usati da soli bensì richiedono che vi siano trattamenti o di micronizzazione o di trattamento superficiale oppure premiscelazioni tra di loro. Un’attività che comporta immobilizzazioni di capitali e costi di ricerca e sviluppo inaffrontabili per un piccolo produttore.

A – CEMENTO (provenienza locale)

B – AGGREGATI (provenienza locale)

C – CHIMICA (provenienza Stati Uniti)

D – CHIMICA (provenienza Germania)

E – CHIMICA (provenienza Regno Unito)

F – CHIMICA (provenienza Cina)

G – CHIMICA (provenienza Cina)

H – CHIMICA (provenienza Svizzera)

I – CHIMICA (provenienza Svizzera)

L – CHIMICA (provenienza Svizzera)

M – CHIMICA (provenienza Messico)

N- CHIMICA (provenienza Olanda)

O – CHIMICA (provenienza Italia)

P – CHIMICA (provenienza Italia)

Q – CHIMICA (provenienza Giappone)

R – CHIMICA (provenienza Giappone)

S – CHIMICA (provenienza Giappone)

T – CHIMICA (provenienza Spagno)

U – COLORE (provenienza Cina)

INTERVISTA SMAU

Intervista fatta da SMAU TV all’interno della selezione i percorsi dell’innovazione sul cloud factoring

Intervista fatta da www.zeroventiquattro.it sul sistema ORIGAMI 4 all’interno dello SMAU con i percorsi dell’innovazione

Pubblicazione su eweek europe sul cloud factoring

Vendere sabbia asciutta nel Deserto

Se fosse possibile noi non serviremmo

È accettabile un modello di sviluppo che prevede l’esportazione verso i paesi del deserto di sabbia asciutta? È sostenibile un modello economico che ritiene normale l’esportazione di sabbia asciutta dall’Italia in mezzo al deserto? In un recente viaggio a Tripoli mi sono trovato a costatare questa assurdità. Dall’Italia esportiamo migliaia di tonnellate di sabbia asciutta in mezzo al deserto libico. Come?

Mascherati da prodotti chimici per l’edilizia. Passando sia da rivendite che da cantieri, ho notato la forte presenza di prodotti italiani, ma di bassissima gamma, tipo Kerakoll Super e Special o Mapei Kerabond o Sika 100. Questi prodotti sono composti da un 70% circa di inerte (sabbia; spessore principale 0,3 mm), da un 29% di cemento e da una percentuale sempre inferiore all’1% — ma in alcuni casi siamo allo 0,1% — di componenti chimici. Il know-how dell’azienda.

Il modello di business attuale prevede:

Prendere migliaia di tonnellate di sabbia o altro inerte da una cava in Lombardia, Toscana, Emilia etc. Portarla in enormi stabilimenti per l’essiccazione (n.b.: bruciando probabilmente del gas di provenienza libica per essiccarla). Portare tutto questo inerte via camion in uno stabilimento (spesso Sassuolo). Miscelare il tutto con del cemento che, sempre via camion, è stato trasportato in fabbrica ed aggiungere l’1% di chimica. Imballare il tutto in sacchetti misto plastica/carta, metterli su una pedana, fasciare il tutto con ulteriore film in plastica (per facilitarne il trasporto). Caricare l’insieme di solito su dei camion direzione porto di Ravenna dove via nave raggiungeranno il porto di Tripoli. Lì verranno caricati su dei camion magari direzione Sabha a centinaia di chilometri in mezzo al deserto o Surt o peggio Benghazi ancora più distante.

Che senso ha prendere della sabbia umida da una cava italiana per venderla asciutta in mezzo al deserto? Il sistema attuale crea inoltre enormi svantaggi per il cliente che paga molto qualcosa che vale poco (e che magari arriva già vecchio in cantiere) e che non ha scelta visto i pochi prodotti esportati. Esiste un’alternativa a questa follia? E soprattutto può un’azienda che si definisce ecologica adottare una strategia industriale di questo tipo? Magari perché si è inventata un’etichetta ecologica che le norme gli permettono di fare?

Noi abbiamo fatto una scelta diversa. Produrre a km 0 usando le materie prime locali, che nel caso libico sono di qualità infinatamente più elevata di quello che possiamo trovare in Italia. Grazie all’enorme risparmio che il nostro sistema permette magari il cliente può permettersi di investire in qualità creando strutture più salubri e durature. www.personalfactory.eu

Schermate processo Origami 4

On line le schermate di origami control 2.0 il software di controllo di Origami 4. Semplici ed intuitive come tutti i processi Personal Factory.

Il sistema Personal Factory in parole povere

Beppe Grillo in uno spettacolo del 2006 ha spiegato in modo semplicissimo ed efficace la base del sistema Personal Factory. Si fanno viaggiare le informazioni e non i prodotti.

21 agosto: risorse finite

Ieri 21 agosto noi come genere umano, abbiamo finito le risorse che la terra sarà in grado di generare in tutto il 2010. Se il nostro modello di sviluppo fosse un’azienda sarebbe già fallito da un pezzo. In realtà abbiamo un modello fallimentare e pensiamo di crescere. Semplicemente è come se in un bilancio, le perdite ci dimenticassimo di scriverle. Ci sviluppiamo a debito. Fino ad oggi a salvarci è stata l’enorme quantità di risorse che la terra possedeva e possiede per cui ogni anno non ci accorgiamo del calo di risorse, ma purtroppo calano e purtroppo ogni anno esauriamo prima la capacità della terra di produrre nuove risorse. Qualche anno fa il presidente della Inerface, leader mondiale della produzione di moquette, usò un esempio molto efficace. È come se stessimo precipitando da una quota altissima. Quando non vediamo il fondo abbiamo la percezione di volare, in realtà precipitiamo. Solo quando vediamo il terreno ci accorgiamo della nostra caduta. La mia opinione è che se arriviamo a vedere il terreno per la terra sarà troppo tardi. Sappiate che da oggi in poi per ogni Watt che userete, ogni risorsa che consumerete sarà a debito. Muoversi verso modelli economici più sostenibili non riguarda solo l’etica ma la sopravvivenza della specie.

Maggiori informazioni su: wikipedia, tabelle e dati su global foot print, traduzioni su blog di beppegrillo.

Cosa facciamo noi: sezione eco del blog

Putroppo le varie certificazioni ambientali, ecologiche etc. non vi daranno mai l’impronta ecologica di un’azienda. Per una ISO 14000 o EMAS è importante avere il saldatore certificato e la divizione per colori delle cartelle, non le emissioni dell’azienda. Cercate di informarvi…

Benvenuti

Benvenuti a tutti… Il sito www.francescotassone.it è attulamente in costruzione alcune sezioni saranno pronte nei prossimi mesi. Intanto sono stati caricati i video, la rassegna stampa, ho iniziato a caricare la sezione P-Factory, dedicata alla Personal Factory.

Nel blog pubblicherò articoli su ecologia, intesa come impronta ecologica e non semplicemente come certificazione. Di tecnologie e metodi delle costruzioni. Verranno presentate le versioni beta dei prodotti in cantiere e di tutte le rivoluzioni che nei nostri laboratori stiamo preparando.

Troverete anche un elenco di tutti gli incontri che man mano fisserò durante l’anno. Se volete conoscerci di persona senza venire in Calabria sapete dove.

Intanto vi aspettiamo a Shanghai e su Italian Valley.